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COSA VORREI MANGIARE VERAMENTE A NATALE

dicembre 21, 2016

Come mai ogni pranzo di Natale devo edificare davanti al mio posto una barricata con le bottiglie di Prosecco Valdobbiadene per evitare di fissare negli occhi un cappone bollito? Perché sono costretta a trafficare sulla tavola con i cadaveri rotti di rifiuti marini in salsa aurora? I crostacei sono un abominio, sono scarafaggi arancioni, sono orridi lasciti corazzati di pangee inospitali e impervie, sono un orrore culinario, sono un errore.

E se mi andassero le trofie al pesto? Prosciutto e melone? I sofficini ai funghi?

Io vorrei mangiare:

  • olive verdi ma non quelle cosiddette buone, no, voglio quelle industriali già snocciolate
  • prosciutto cotto senza grasso
  • puré di patate senza grumi
  • mollica di pane
  • crostini con i fegatini toscani
  • un panettone gastronomico farcito in tutti gli strati solo con insalata di pollo
  • piccola pasticceria salata di pastasfoglia preferibilmente surgeta
  • pasta brisé sagomata nell’esclusiva forma di barchetta ripiena di crema al formaggio e mascarpone
  • gnocco fritto
  • pan carré privato dei bordi con salmone e burro giallo
  • lasagne di sola besciamella
  • tacchino ripieno di castagne e uvetta
  • cordon bleu
  • patate novelle tutte molli perché qualcuno ha già provveduto a scartare per me quelle croccanti che essendo una persona ragionevole detesto
  • tiramisù
  • pandoro va bene
  • panettone CON CANDITI io non sono una rammolita dalla modernità
  • frutta secca fatta cadere a scivolo sul tavolo
  • cioccolato Galak
  • budini modellati a budini
  • strüdel
  • torroni morbidi, marron glacé, altre amenità

Piuttosto, cosa sono le friselle? E gli struffoli? Cosa nascondete? Che cosa significa “insalata di rinforzo”? Lo Zelten che diavolo è? È vero che mangiate il capitone per tre giorni e tre notti? Di cosa sa?

Di seguito: immagini a caso di cibo che preferirei mangiare a Natale

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Christmas Spoiler

dicembre 20, 2016

La fortuna stende la mano dove le fa prurito: o le capita di stendere due strati di fissante spray su una libreria messa di traverso in una cantina calda e intima come una miniera di ferro nella siberia orientale.
Questo mi è capitato lo scorso anno quando ho avuto la luminosa idea di 1 pinnare diy ambiziosi 2 comprare una libreria nera 3 costringere un’amica a caricarsela in macchina 4 montarla con le lacrime e utensili mai veduti prima 5 dipingerla d’oro invadendo illecitamente lo scantinato condominiale per tre giorni.
Ho capito che non puoi semplicemente dipingere una cosa. NO, funziona come per la manicure: devi mettere la base, lo smalto (più strati) e il top coat. Di questo mi ha edotta uno stacanovista vestito di verde Leroy Merlin quando mi ha ripescata mentre vagavo nella corsia dei trapani stralunata come un cerbiatto investito dai fari in autostrada. Era la prima volta che entravo in un emporio di bricolage, ero confusa come un’ape durante un’eclissi di sole.
Credevo sarebbero bastate le tre lattine spray che stringevo a me alle casse (base-colore-fissante), POVERA CARA, non potevo sapere quanto mi stessi sbagliando, la vernice è come il filo delle lucine di Natale: ci riesci ad avvolgere sempre solo mezzo albero. Con la torcia sulla fronte e la mascherina sulla bocca sembravo una Giapponese sconvolta e al secondo ripiano ho capito che la vernice presa non sarebbe mai bastata e ho iniziato a fare la spola tra casa mia e il colorificio di quartiere senza riuscire a risolvere quale fissante sarebbe stato il migliore (pennello o spray? effetto ceramica? ti serve di quarzo silossanico o pliotite? EH?) o quale oro esattamente lo stesso dell’opera in corso.
Ero stata ingenua. Mi servivano quattromila bombolette spray effetto cromato e un Ventolin.
La stessa cosa mi era successa in anni ancora precedenti, quando avevo cercato di dipingere di bianco una poltroncina. Un fallimento che non mi piace ricordare.
Insomma, anche la creatura più improbabile (ndr io) si può ritrovare a passeggiare tra i barbecue a carbonella (curiosità mia: ci si potranno cuocere gli hamburger di soia?)  e come da incipit: non si può sapere dove si gratterà la fortuna.
Di certo c’è che non stende la mano sulla mia testa a Natale, non tanto quando ricevo pigiami dalle fantasie shoccanti in taglie offensive ma quando sono io a regalare “Tutto sulla selvaggina – la guida definitiva” a un fruttariano o un tappeto yoga mandala al nemico giurato delle discipline olistiche.
Ho un dono al contrario: non so fare regali azzeccati. A nessuno. Mai.
Specialmente ai maschi, esseri per loro natura poco inclini alla condivisione e alla parola. Per questo non si sa mai cosa regalargli. Con le femmine è più chiaro: vestiti, trucchi, le quattromila bombolette spray che mi servivano di cui sopra (cioè ma non lo vedono il mio Pinterest? ci sono decine di librerie d’oro, il messaggio era lampante), ma loro? Cosa vogliono? Chi sono? Da dove vengono? Dove vanno? Cosa devono bullonare?
Il grande e amico Leroy Merlin di verde vestito mi raccatta un’ennesima volta dalle corsie del dubbio e non conosciuto con Christmas spoiler: i maschi vanno sul sito, scelgono cosa vogliono e lo spoilerano condividendolo su Twitter e Facebook. Vogliono la troncatrice (?), il compressore senza serbatoio (?), il set di chiavi a bussola (?), lo svita-avvita con la batteria alla Criptonite (?) lo spoilerassero, così IO LO SO che cos’è che vogliono e non mi ritrovo il 24 dicembre con un tracollo di nervi verticale, l’enciclopedia dell’inutilità in una mano e un abbonamento all’allora non mi conosci per niente nell’altra.
Io ho parlato di maschi, che restano a me completamente incomprensibili, comunque se volete anche voi una libreria dorata o siete delle fanatiche delle seghe a nastro per legno nulla vi vieta di spoilerare il banco sega con la placca in ceramica cieca bianca o marrone ultimo modello. Io di certo non me lo posso immaginare che volete quella.

Per info LeroyMerlin: https://www.leroymerlin.it/christmas-spoiler
Comunque poi al quarto giorno la libreria l’ho finita, ci aveva messo meno Gesù a risorgere.

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